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Festa di San Rocco

La festa di san Rocco a Caccuri ha origini assai antiche e risale al periodo in cui i Caccuresi, probabilmente a seguito di una delle tante pestilenze che nel XVII secolo colpirono il paese, decisero di affidarsi alla protezione del santo di Montpellier e di edificare la chiesetta in suo onore proprio all'entrata del paese, poco al di fuori della cinta muraria, nei pressi della Porta Piccola.

Quel che è certo è che verso la fine del XIX, la festa aveva oramai assunto una importanza tale da richiamare folle di fedeli dai paesi vicini. Approfittando di ciò il Consiglio comunale dell'epoca e il sindaco Vincenzo Ambrosio decisero, il 10 aprile del 1880, di istituire una fiera del bestiame e di altri prodotti che si svolgeva proprio presso la chiesa del patrono dal 13 al 16 agosto.

Col passare degli anni però, il centro commerciale più importante della zona divenne San Giovanni in Fiore e, ben presto, la fiera caccurese perse sempre più importanza fino a sparire del tutto. Nel XX secolo la festa di San Rocco assunse sempre più carattere ricreativo, anche se l'aspetto commerciale, seppur in misura ridotta, continuava a caratterizzare la ricorrenza soprattutto per la presenza delle "bancarelle" dei negozianti del luogo (putigari) che vendevano prevalentemente giocattoli e dolciumi e che facevano la gioia dei bimbi del tempo. In occasione del ferragosto poi arrivava anche "Don Serafino", un vecchio "giostraio" col suo tiro a segno, il suo fucile ad aria compressa, i suoi bersagli sui quali i giovani provavano la loro abilità di tiratori, mentre più in là, il solito furbastro di turno "carduliava", come ebbe a dire il poeta Lafortuna in una sua lirica, col gioco delle tre carte, "i citrulli" che si lasciavano infinocchiare da lui. Uno dei ninnoli più ricercati dai fanciulli, assieme alle pistole e alle macchinine erano le "Zampugnelle", palloncini che si gonfiavano con il fiato e , quando si sgonfiavano, l'aria contenuta al loro interno faceva vibrare una lamina metallica collocata sul tubetto utilizzato per gonfiarli che emetteva un caratteristico suono prolungato.

Quel suono ha rappresentato per decenni la "colonna sonora" dei festeggiamenti di "menzagustu", come venivano definite le feste di Ferragosto e di San Rocco dai Caccuresi. Ma ecco come lo stesso Lafortuna descrive, in un'altra composizione, la festa del patrono.
La coincidenza della festa patronale col Ferragosto ha sempre reso più solenne e più sontuose le celebrazioni in onore di San Rocco. Il giorno di Ferragosto, già all'alba, la gente veniva svegliata dal rumore dei mortaretti che annunciavano l'inizio della festa, mentre la banda musicale iniziava il giro del paese. Alle 11 veniva celebrata la solenne messa dell'Assunta nella Chiesa della Riforma e la sera, in piazza, c'era l'esibizione della banda. Il giorno di San Rocco la processione usciva prestissimo dalla piccola chiesa del patrono e percorreva tutte le strade del paese sostando anche nella cappelletta feudale del castello. verso le sei di sera, sul sagrato della chiesa, si svolgeva la "Riffa", mentre la chiesa era piena di ex voto di biscotto che rappresentavano parti del corpo umano guariti da qualche male per opera del santo.

La sera c'era poi la seconda serata musicale. Nei primi decenni ad allietare le due serate, su artistici palchi costruiti per l'occasione, c'erano quasi sempre grandi complessi bandistici che provenivano da Gioa del Colle, Acquaviva delle Fonti, Roccella Jonica ed altri centri di grandi tradizioni musicali. A farla da padrone era il melodramma con le sue celeberrime arie (dal Barbiere alla Gazza Ladra, all'Italiana ad Algeri, alla Traviata, al Rigoletto) per poi chiudere la serata col tanto atteso "Canzoniere napoletano". Spesso l'orchestra accompagnava un soprano o un tenore portando la lirica in piazza. La festa di San Rocco veniva e viene anche adesso chiusa dai fuochi pirotecnici. Nella prima metà del secolo scorso i fuochisti che deliziavano gli occhi dei cittadini e dei fedeli erano i fratelli Fodero, originari di Belcastro, ma trapiantati a Caccuri o la ditta Speziale di Castelsilano. Attualmente a illuminare con cascate di fuoco e stelle filanti la notte del 16 agosto sono ditte di altre zone della Calabria.

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