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Chiesa dell’Annunziata

La chiesa dell’Annunziata fu chiamata anche "la nuova", per distinguerla da quella denominata dell’Annunziata "di fuori", oggi scomparsa.

È la chiesa più grande nel perimetro urbano petilino; presenta una pianta rettangolare a croce latina; al suo interno c’è una navata centrale, con cappelle laterali. I pilastri siti all’interno, in pietra calcarea, presentano stucchi e cornici, e cinque archi a tutto sesto per ogni lato.

L’altare maggiore contiene dei fregi, con figure alate, con richiami in stile barocco; presenti, anche, capitelli compositi, lunette e putti. Notevole anche il coro ligneo, di antica lavorazione, sito dietro l’altare.

Una delle opere principali è la statua di marmo della Madonna con Bambino della scuola del Gagini. Il suo piedistallo esagonale è un rilevante esempio d’arte siciliana del XVI secolo; ha tre facce visibili che ospitano, dei bassorilievi: al centro l’Annunciazione, a destra S. Domenico e S. Sebastiano a sinistra.

Sopra la nicchia che ospita la statua, è situato un crocifisso in legno, scolpito a tutto tondo.
La volta presenta cornici e piccoli rosoni, ed al centro il dipinto dell’Annunciazione. Sopra il balcone della schola cantorum c’è il dipinto di un angelo intento a leggere un libro, sul quale appare la scritta Laudato si, mi signore, cum tucte le tue creature.

Ai lati dell’altare maggiore ci sono le cappelle. Alla sua sinistra c’è l’altare dell’Altissimo; al centro, invece, nella nicchia, la statua della Madonna del Rosario, con una pala di quindici medaglioni dipinti, grandi circa trenta centimetri, raffiguranti i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi del Rosario, la cui fattura è attribuita a Cristoforo Santanna. Purtroppo, per la loro collocazione in alto, non tutti questi medaglioni sono perfettamente visibili.

Nella stessa cappella c’è anche la Naca, cioè, il Cristo morto a grandezza naturale che viene portato in processione ogni venerdì santo.

Fuori dalla cappella, sul lato sinistro della navata, c’è la Vergine Addolorata, alta m. 1,63, vestita a lutto, con un pugnale che le trafigge il cuore ed un ampio mantello in seta scura, con merletto in filo d’oro che le scende dalla testa. In un’altra nicchia è posto un simulacro in gesso raffigurante S. Rita.

Esiste, poi, su una nicchia nella parete di destra (fuori dalla cappella), un’altra statua, in legno e pastiglia del XVIII secolo; questa raffigura S. Francesco d’Assisi con le braccia conserte, alta m. 1,62. Da segnalare anche la presenza di una statua di San Giuseppe con il Bambino in braccio.

Ci sono, ancora, due tele ovali ad olio, risalenti al 1834. Nella prima sono raffigurati: San Pietro Martire con la spada ricurva conficcata nel cranio (iconografia del suo martirio) vicino ad un leggìo con un libro in cui si legge l’iscrizione Credo; S. Domenico con il cane accucciato ai suoi piedi. Nell’altra tela sono raffigurati San Tommaso, che regge un ostensorio ed un libro su cui è possibile leggere: tantum ergo sacramento; S. Giacinto con stola episcopale, ed una immagine della Vergine con il Bambino. La prima cappella di destra è dedicata alla Madonna del Carmine, ed è di stile barocco; l’altra, invece, è detta da P. Mannarino, "cappella dell’oro", a causa del colore delle sue "colonne tortili intarsiate nel legno"; qui trova posto l’altare dedicato a S. Giuseppe.
Infine, c’è la cappella delle anime del Purgatorio, dove oggi è esposto l’antico dipinto ad olio (datato 1831 e attribuito all’artista calabrese A. Giannetti) raffigurante la Vergine con Bambino seduta su un trono di nuvole, attorniata da angeli, e in basso con la raffigurazione di S. Antonio da Padova, con un giglio bianco in mano e S. Gaetano. La chiesa è giunta a noi ben conservata anche perché vi gravitavano ben tre confraternite: del Rosario, del Santo nome di Gesù e della Madonna delle Grazie.
La facciata esterna della struttura può farsi risalire al Cinquecento, ed è sobria; nei tre portoni, di cui uno centrale più grande e due laterali più piccoli, ci sono fregi e decori. A fianco del portone principale, spiccano due lesene scanalate, che culminano con capitelli di stile rinascimentale, con due filari di foglie d’acanto, e le spirali caratteristiche dell’ordine ionico. Al di sopra c’è un architrave, decorato con un fregio con figure umane, triglifi e ornamenti vari. Il frontone, merlato verso il basso, in alto è interrotto da un rosone.
Anche le altre due porte hanno analoghi elementi decorativi. Ogni portone presenta un rosone; sopra ognuno di essi vi è uno stemma; visibile è solo quello del portone centrale, in cui figura una croce.

Il campanile oggi è diverso da quello descritto da Padre Mannarino nel 1721: è massiccio, a forma di prisma, con base quadrata. Da ricordare anche una antica acquasantiera, che funge da fonte battesimale, realizzata in pietra calcarea, a base cilindrica; presenta una figura che ricorda immagini bizantine.
Infine, da segnalare la Congrega, cioè, la cappella del SS. Rosario, situata sul fianco sinistro della Chiesa dell’Annunziata; risale al 1638, allorquando quest’ultima fu ristrutturata a seguito del terremoto ed è composta da un edificio, posto sul piano strada (sulla cui facciata fa bella mostra di sé un compasso in bassorilievo) e da una cripta sottostante, dove venivano sepolti i membri defunti della Congrega del Rosario.
All’interno vengono ospitati, tra l’altro, alcuni dipinti di un certo pregio. Sull’altare domina una grande tela ad olio del Settecento, attribuita al Santanna (racchiusa in un’antica cornice in legno), che raffigura la Madonna del Rosario con il Bambino in braccio, accanto al quale c’è un coro di angioletti; in basso, si vedono le figure di S. Domenico e di S. Caterina. Gli altri dipinti, posti nelle pareti laterali, sono tutti a forma ovale: la Visitazione di Maria a S. Elisabetta (1801), la Presentazione di Gesù al tempio (1772), Gesù nel tempio in mezzo ai dottori (1828), la Resurrezione di Gesù Cristo (1802), l’Assunzione di Maria in cielo (1801).

Da segnalare anche altre due tele, appartenute al vescovo petilino Luigi Carvelli: la prima (datata 1884 e realizzata da D. Ruffo di Soriano) è una riproduzione della Madonna del Divino Amore, che ritrae la Madonna col Bambino, S. Elisabetta e S. Giovanni fanciullo; l’altra è di dimensioni maggiori e raffigura l’Adorazione dei pastori, attribuita alla scuola di Mattia Preti.

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