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Convento di San Francesco da Paola

Convento di San Francesco da Paola

Convento di San Francesco da Paola

Il convento fu fondato nell'anno 1593 dai padri paolotti e probabilmente da un compagno di S. Francesco di Paola, il Beato Giovanni Cadurio, nativo di Roccabernarda. Una leggenda locale lega la sua origine a un miracolo operato dal Santo di Paola.

Il complesso, ben riconoscibile anche se allo stato di rudere, è formato dalla chiesa a navata unica e dal convento adiacente che si sviluppa attorno ad un chiostro centrale. Si può ancora ammirare l’imponente facciata della chiesa, il monumentale arco trionfale e una parte del muro perimetrale. Notevole una grande cisterna per la raccolta delle acque piovane. La fabbrica ha inglobato resti di edifici più antichi, infatti sul lato ovest risultano evidenti i resti di una torre circolare, mentre sull'angolo opposto è inserito un corpo quadrangolare con una colonna in muratura che sostiene due archi e una monofora murata. Alcune importanti indagini archeologiche sono state condotte dalla Soprintendenza calabrese, con la collaborazione del Gruppo Archeologico Krotoniate.

Il Convento fu oggetto, fin dalla sua erezione, di donazioni da parte di benefattori e di devoti, soprattutto del luogo, verso San Francesco di Paola, così in breve tempo crebbe in fabbriche ed in ricchezza. Nel 1544 il rocchese Antonio Ymmus donava al monastero delle terre situate nel territorio del casale di S. Mauro in località “Caravà”, in modo che i frati potessero utilizzare le rendite per la riparazione delle fabbriche del convento.
Nonostante le distruzioni e lo spopolamento a causa delle scorribande turche, specie quella del luglio del 1547, che in pochi anni dimezzarono la popolazione di Roccabernarda e dei vicini abitati, col passare del tempo i beni e le rendite del convento aumentarono soprattutto per i numerosi lasciti per messe in suffragio. Ciò permise ai frati di esercitare una intensa attività di compravendita e di impiego del capitale, che attraverso una accorta, ed a volte spregiudicata, attività creditizia porterà il convento ad accumulare in pochi anni cospicui capitali con le relative rendite. Nel 1575 Donna Fiore, vedova di Antonio de Marino di Roccabernarda, lasciava al monastero per testamento per la salvazione della sua anima una casa nel luogo detto “il piano del castello”.

È probabile che il complesso abbia subito gravi danni a causa del terremoto del 1832.

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